Dalla blockchain al mercato azionario: come le criptovalute sono entrate negli exchange regolamentati

Dagli ETF Bitcoin negli Stati Uniti agli ETP sulle criptovalute in Europa e Asia, gli exchange regolamentati stanno rimodellando il modo in cui gli investitori accedono alle risorse digitali.
BSCN
Ottobre 6, 2025
Per anni, "quotazione in borsa" e "criptovalute" sono sembrati mondi separati: da un lato, mercati regolamentati; dall'altro, asset nativi di Internet negoziati su borse non tradizionali. Oggi, questo divario è stato colmato attraverso veicoli intermedi – ETF/ETP/ETN – che portano l'esposizione a Bitcoin, Ether e indici crittografici direttamente sulle borse di New York, Toronto, Zurigo, Londra, Hong Kong e Sydney. Non è la valuta digitale in sé a emettere "azioni", ma veicoli regolamentati che ne replicano il prezzo secondo le consuete regole di vigilanza. Negli Stati Uniti, il cambiamento più significativo è avvenuto con i primi ETF spot su Bitcoin (gennaio 2024) e, successivamente, gli ETF spot su Ether (luglio 2024), aprendo le porte ai capitali verso prodotti conformi alla SEC.
Dalla Svezia pionieristica a Wall Street: tappe fondamentali
La storia del mercato azionario inizia nel Nord Europa: nel 2015, XBT Provider (ora CoinShares) quota "Bitcoin Tracker One" sul Nasdaq di Stoccolma, il primo ETP legato a BTC su un mercato regolamentato. Nel 2018, a Zurigo, Amun/21Shares lancia il primo ETP "crypto basket" su SIX, aprendo la strada a un'ampia gamma di prodotti con collaterale fisico.
Nel 2021, il Canada ha segnato un altro primato mondiale con il Purpose Bitcoin ETF (BTCC), il primo vero ETF spot su Bitcoin, approvato dall'autorità di regolamentazione dell'Ontario e negoziato alla Borsa di Toronto: un modello che dimostra che un fondo che detiene BTC in cold storage può funzionare.
Negli Stati Uniti, la svolta arrivò quando la SEC approvò contemporaneamente 11 ETF spot su Bitcoin il 10 gennaio 2024 (tra cui l'IBIT di BlackRock e la conversione di GBTC da parte di Grayscale). Pochi mesi dopo, il 23 luglio 2024, vennero lanciati gli ETF spot su Ether. Ciò sancì l'ingresso delle due maggiori criptovalute per capitalizzazione di mercato nelle quotazioni di Cboe, Nasdaq e NYSE tramite ETF con garanzia fisica.
Fuori dall'America, Hong Kong ha lanciato sei spot Bitcoin e ETF su Ether a fine aprile 2024, con una caratteristica degna di nota: la creazione/rimborso in natura, il che significa che sottoscrizioni e rimborsi potrebbero essere regolati direttamente in BTC/ETH oltre che in contanti. Un dettaglio tecnico, ma significativo in termini di efficienza e costi.
In Australia, nel 2024, sono state aperte le porte sia su Cboe Australia (Monochrome IBTC, il primo ETF spot con custodia diretta) che, poco dopo, sull'ASX (VanEck Bitcoin ETF). Ciò ha segnato l'integrazione di questa asset class anche nei mercati dell'area Asia-Pacifico.
Nel Regno Unito, a partire dal 28 maggio 2024, la Borsa di Londra ammette gli ETN su Bitcoin ed Ether, inizialmente limitati agli investitori professionali; nel 2025, la FCA ha avviato consultazioni per estendere l'accesso al dettaglio, mantenendo al contempo le garanzie.
ETF, ETP, ETN: cosa cambia davvero
Negli Stati Uniti, si parla di ETF secondo le normative della SEC; in Europa, l'esposizione avviene spesso tramite ETP/ETN (strumenti di debito collateralizzati) piuttosto che tramite ETF UCITS, poiché le normative UCITS richiedono un'ampia diversificazione e non consentono un singolo asset crittografico come sottostante di un fondo UCITS. Per gli investitori, il risultato pratico è simile (accesso alla borsa valori, custodia istituzionale), ma il quadro giuridico è diverso.
Perché l'inserimento nell'elenco è importante
Portare Bitcoin/Ether sul mercato azionario tramite ETF/ETP riduce gli attriti (nessun portafoglio, chiave o exchange non regolamentati), migliora la gestione fiscale e integra questa classe di asset in broker, consulenti e fondi pensione. Non sorprende che, entro il 2024, i principali istituti finanziari dichiarassero già posizioni in ETF spot su BTC, a dimostrazione di una crescente domanda istituzionale.
Sul fronte del mercato, nel 2024 l'iShares Bitcoin Trust (IBIT) è diventato il fondo BTC più grande al mondo per asset, superando Grayscale: un segnale che gli investitori preferiscono strutture più semplici e a basso costo rispetto ai trust più vecchi.
Rischi e questioni aperte: custodia, commissioni e regolamentazione
Questi veicoli spesso concentrano la custodia in pochi operatori; negli Stati Uniti, Coinbase Custody è stata fondamentale per molti emittenti (con eccezioni come Fidelity, che si autocustodisce, o VanEck che utilizza Gemini). La concentrazione operativa è un rischio da tenere d'occhio; entro il 2025, alcuni emittenti hanno iniziato a diversificare includendo Anchorage Digital.
Le commissioni stanno diminuendo grazie alla concorrenza (soprattutto in Europa per gli ETP e negli Stati Uniti per gli ETF), ma permangono delle disparità. Inoltre, per gli ETF statunitensi su Ether, lo staking non era consentito al momento del lancio, limitando la possibilità di catturare il rendimento nativo del protocollo all'interno del fondo.
In Europa è entrata in vigore la regolamentazione MiCA, che ha creato un quadro normativo unico per gli emittenti e i fornitori di servizi di criptovalute, con un aumento delle licenze CASP; tuttavia, la questione degli "ETF UCITS sulle criptovalute" rimane irrisolta a causa delle norme sulla diversificazione.
Dove vengono utilizzati (oltre alla finanza)
Le criptovalute non esistono solo come "asset di investimento" sugli exchange. Le principali applicazioni spaziano dai pagamenti e dalle rimesse transfrontaliere, ai micropagamenti e all'economia dei creatori, alla tokenizzazione degli asset (biglietti, crediti della supply chain), alla finanza decentralizzata e all'intrattenimento digitale. In questo ambito, formati regolamentati come casinò dal vivo hanno adottato soluzioni crittografiche anche per i pagamenti o per testare la tecnologia, senza che ciò implichi un incoraggiamento al loro utilizzo, ma semplicemente come uno degli ambiti in cui i marchi e le piattaforme stanno sperimentando.
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